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Porta Leoni

“Abruzzo Regione verde d’Europa e i Grand Tour in terra d’Abruzzo”

I Parchi d’Abruzzo

L’Abruzzo con i suoi tre parchi nazionali, un parco regionale e circa quaranta tra riserve statali, regionali, oasi naturalistiche e parchi territoriali attrezzati è definita “Regione Verde d’Europa”. Oltre il quaranta per cento del territorio regionale risulta protetto e questo, nella quasi totalità, risulta collocato in montagna.

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Pannello informativo Porta Leoni

L’Abruzzo con i suoi tre parchi nazionali, un parco regionale e circa quaranta tra riserve statali, regionali, oasi naturalistiche e parchi territoriali attrezzati è definita “Regione Verde d’Europa”. Oltre il quaranta per cento del territorio regionale risulta protetto e questo, nella quasi totalità, risulta collocato in montagna.

I parchi sono aree nate per la salvaguardia di flora e fauna, veri e propri laboratori biologici per la conservazione della natura e lo sviluppo ecocompatibile delle comunità che le abitano.

In queste aree sono presenti ambienti naturali unici, quali le mughete della Maiella, le antiche faggete primarie, i prati-pascolo degli altipiani carsici e numerosi altri. A questi ambienti naturali si accompagnano paesaggi costruiti dall’uomo in perfetta simbiosi con la natura quali gli antichi insediamenti pastorali in pietra, i campi coltivati con il sistema a “campi aperti”, i muri a secco e le vie della transumanza: i tratturi. Non meno importanti sono gli insediamenti umani che, seppur colpiti da una forte emigrazione e quindi abbandono, conservano ancora intatti i caratteri storico-architettonici fondanti. Ne sono un esempio i paesi di Pescocostanzo sull’altipiano delle Cinque Miglia, di Caramanico Terme e Roccamorice sulla Maiella, di Valle Castellana sulla Laga, di Castelvecchio Calvisio, Santo Stefano di Sessanio e Rocca Calascio sul Gran Sasso.

Il primo e più antico parco d’Italia è il Parco Nazionale d’Abruzzo, nato il 9 settembre 1922 e che, attualmente, comprendendo territori appartenenti al Molise e al Lazio è denominato “Parco Nazionale dell’Abruzzo, Lazio, Molise”. In quest’area si sono conservati gli animali più rappresentativi della regione, d’Italia e d’Europa quali l’orso bruno marsicano, il camoscio d’Abruzzo, il lupo, la lontra e l’aquila reale. Attraverso i così detti “corridoi ecologici” questi animali stanno pian piano riconquistando territori, in particolare nelle aree protette quali il parco naturale regionale del Sirente Velino, istituito nel 1989, e i parchi nazionali della Maiella e del Gran Sasso e Monti della Laga, istituiti nel 1991.

Il Parco Nazionale della Maiella ha una superficie di 74.095 ettari e comprende 39 comuni nelle province di L’Aquila, Chieti e Pescara, include anche la bastionata del Morrone e i Monti Pizzi ed è uno dei più importanti contenitori di fauna selvatica d’Italia e d’Europa. Dal 2021 diventa “Maiella Geopark”, patrimonio dell’Umanità come Geoparco UNESCO, perché riconosciuto a livello internazionale come territorio che possiede un patrimonio geologico particolare ed una strategia di sviluppo sostenibile.

Il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, con i suoi 150.000 ettari di estensione, è uno dei parchi più grandi d’Italia. Interessa marginalmente anche il Lazio e le Marche. La parte abruzzese copre le province di Teramo, L’Aquila e Pescara e ricade in ben 41 comuni. Il suo territorio ha caratteri prettamente montani, dagli scenari quasi alpini, ed è costituito da due distinti gruppi montuosi: il Gran Sasso d’Italia e i Monti della Laga. Il massiccio del Gran Sasso d’Italia ha caratteri dolomitici e comprende le vette più alte di tutto l’Appennino, ha prevalentemente caratteri carsici sul versante aquilano rappresentato da vasti prati-pascolo e mancanza di acque superficiali, mentre il versante opposto, in provincia di Teramo, è caratterizzato da boschi e corsi d’acqua. I Monti della Laga hanno una particolare conformazione geologica denominata proprio “formazione della Laga” caratterizzata da un insieme di litofacies variabili da quella arenacea e pelitico-arenacea a quella marnosa. Questo fa sì che il territorio è ricoperto da importanti estensioni boschive caratterizzate dalla presenza di abetaie con il raro abete bianco e il più comune rosso, da faggete e castagneti.

Le nostre montagne attraverso gli occhi dei viaggiatori stranieri: i Grand Tour in terra d’Abruzzo. 

Le splendide montagne su sui ci affacciamo furono meta di viaggiatori stranieri a partire dal XIX secolo. I Grand tour così venivano definiti, erano viaggi di piacere iniziati nel 1600 che conducevano giovani appartenenti a famiglie aristocratiche inglesi e francesi a visitare le principali città italiane (Venezia, Firenze, Napoli e Roma). 

Il bel paese, ossia l’Italia, affascinava per le sue testimonianze storiche, archeologiche, paesaggistiche, i nobiluomini stranieri che fermavano i ricordi delle principali mete toccate attraverso diari di viaggio e piccoli schizzi. Solo a partire dall’Ottocento, epoca romantica in cui si affermò il carattere spirituale del rapporto uomo-natura, anche l’Abruzzo divenne per archeologi, storici, alpinisti, una tappa di viaggio, il cui fascino era legato all’aspetto selvaggio, incontaminato delle montagne. 

Da Roma, spesso i viaggiatori giungevano in Abruzzo attraverso l’area marsicana dove visitavano soprattutto le opere di bonifica del lago del Fucino volute dall’imperatore Claudio e la città romana di Alba Fucens. Altra zona visitata, anche se in maniera meno frequente, era il versante del Sirente Velino. Fra gli illustri viaggiatori Alfred Steinitzer, storico e critico d’arte nonché appassionato alpinista, raccontò nell’opera in lingua tedesca “Tre settimane negli Abruzzi” (1911) anche i paesaggi relativi al Gran Sasso e alla Maiella. La sua cronaca toccò la città dell’Aquila  di cui l’autore annotò il fascino esercitato dalla fondazione sveva e dalla straordinaria opera di Papa Celestino V. 

Lo storico tedesco, come spesso avviene in questa narrativa di viaggio, descrisse gli abruzzesi come: “una razza forte e bella, intelligente e sobria, solenne nel comportamento ed in fondo buona. Nei confronti degli stranieri sono al primo momento riservati, ma dopo gentili ed espansivi, mostrando nei loro confronti grande interesse”. 

Il Gran Sasso ovviamente fu sempre l’aspetto che maggiormente colpì i viaggiatori anche Ferdinand Gregorovius, storico tedesco, nelle sue “Passeggiate per l’Italia” (1907), lo descrisse da una posizione unica; riuscì ad entrare nel Forte Spagnolo dell’Aquila e dai merli del castello ammirò “il re degli Appennini”. 

Un aspetto davvero moderno dei Grand tour è rappresentato dalle donne viaggiatrici, autrici di accurate descrizioni non solo dei luoghi ma anche delle tradizioni culturali.

Fra di esse Anne MacDonell con il suo “In the Abruzzi” stampato a New York nel 1907 che presentava illustrazioni ad acquerello a cura della pittrice americana Amy Atkinson, sua compagna di viaggio. 

L’opera comprendeva capitoli dedicati alla religione, al folklore, all’arte, ai cantanti e ai poeti, mentre fra le descrizioni paesaggistiche ebbero un ruolo importante il Gran Sasso, la Maiella e il Monte Velino.

La scrittrice soggiornò anche nell’altipiano delle Rocche ed in particolare a Rocca di Mezzo, da cui descrisse il panorama di “una vasta pianura pulita, murata a occidente dal Velino e dal Puzzello ad oriente, e a meridione dal Sirente”, la vista finiva a nord dell’Aquila “nella catena frastagliata del Gran Sasso”… “con il suo corno netto azzurro, azzurro, nell’aria abbagliante”.

La narrazione ricca di poesia dei grandi prati fitti di fiori di montagna che si estendevano fino a Rocca di Cambio e Fontecchio, dei paesaggi alpestri con cavalli liberi e selvaggi, del sole che tramontava dietro monte Ocre, riescono a trasportare il lettore inglese in un mondo lontano e magico a cui fa da sfondo il Sirente e il Gran Sasso tanto ben visibili da avere l’impressione di poterne toccare le cime con le mani. 

Anne riesce a trasmettere nelle sue pagine il fascino delle notti stellate quando nelle colline boscose i pastori accendono fuochi per tenere lontano i lupi, l’odore del fieno nell’altipiano delle Rocche, i colori dei boschi di faggi presso Rocca di Mezzo e delle numerose greggi che pascolavano nei prati d’estate.

Il paesaggio agreste ricco di un fascino primitivo, popolato da pastori che suonano la zampogna, donne in costume tradizionale ritratte nelle case di pietra mentre filano o governano il fuoco spesso con accanto la tradizionale conca di rame, colpirono un’altra grande viaggiatrice; Estella Louisa Michaela Canziani (1887 – 1964).

La pittrice londinese viaggiò fra le montagne italiane e realizzò illustrazioni raccolte nel libro “Through the Apennines and Lands of the Abruzzi” (1928) che hanno il pregio di restituire il fascino tuttora immutato dei paesaggi montani che ammirò nel 1914 e che osserviamo da questo punto del percorso.

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