È questo il significato dell’iscrizione che si può leggere, incisa sulla pietra, visitando la “fontana monumentale delle 99 cannelle”, nella zona di Borgo Rivera a L’Aquila.
In effetti la fontana della Rivera, detta delle 99 cannelle, rappresenta un profondo valore simbolico sotto diversi aspetti.
Il primo aspetto sta nel fatto di essere stata completata nell’anno 1272, ad appena 6 anni dall’avvio di quella che possiamo considerare come la prima ricostruzione dell’Aquila avvenuta nell’anno 1266. La città dell’Aquila infatti, dopo la sua fondazione tradizionalmente fatta risalire all’anno 1254, era stata rasa al suolo dopo le razzie e distruzioni portate avanti da Manfredi di Sicilia nel 1259, come ci viene riferito da Buccio di Ranallo: “Urbs nova, fonte novo, veteri quoque flumine, gaudet”. Da questi avvenimenti nasce il forte legame tra la città ricostruita e la nuova fonte realizzata.
Il secondo aspetto è connesso al numero ‘99’ che è sempre stato associato alla città dell’Aquila, a significare il numero leggendario dei castelli circostanti che contribuirono all’epoca alla fondazione della città. Non a caso l’area racchiusa dal perimetro delle mura storiche del capoluogo era assegnato per zone, dette ‘locali’, ai singoli castelli circostanti, oggi riscontrabili nelle frazioni del comune e del suo circondario (l’antico contado dell’Aquila).
Sulla fontana i castelli, rappresentati dai mascheroni dai quali fuoriescono le cannelle che gettano acqua nelle vasche sottostanti, non sono 99. Infatti, un attento osservatore può riscontrare che i mascheroni, dalle originali fattezze e diversi uno dall’altro, sono 93, ma il numero 99 viene comunque rispettato grazie a 6 cannelle che il costruttore ha fatto uscire di lato, prive di mascherone, come a mantenere il carattere leggendario e non esattamente definito del numero dei castelli.
Il terzo aspetto è legato al significato dell’acqua, all’epoca più che ora, essenziale fonte di condizioni di vita, quindi fonte di sostentamento, ma anche di ricchezza per le attività ed il commercio. Infatti la città dell’Aquila, nel corso dei secoli, si è legata indissolubilmente all’ambiente naturale circostante e, in particolare, al sistema delle acque.
Non a caso storicamente la città potrebbe prendere origine dal villaggio di Acculi, che oggi si identifica con il Borgo Rivera, presso la fontana omonima delle 99 cannelle, da cui il nome Acquili, poi mutato in Aquila, ed infine in epoca recente in L’Aquila.
Acculi era il nome del castello-locale più antico del centro storico dell’Aquila, ricadente nel Quarto di San Giovanni, attualmente San Marciano. Nell’area si trova anche una piccola area sorgiva, detta “Parco delle Acque”; ed è proprio l’acqua l’elemento caratterizzante di questa zona da cui potrebbe derivare il nome della città.
Più in generale, il sistema delle acque del comprensorio montano e vallivo dell’aquilano si qualifica, principalmente, dalla presenza del lago di Campotosto e dal corso del fiume Aterno. Il primo è uno dei laghi artificiali più grandi d’Italia, occupa le valli dove, in periodo glaciale, era già presente un lago naturale di maggiori dimensioni e, attualmente, le sue acque defluiscono sul versante teramano del Gran Sasso d’Italia.
L’Aterno arriva a scorrere con il suo tracciato accanto al Borgo della Rivera e riceve le acque dell’omonima Fontana. Nasce nei territori di Capitignano-Montereale con diverse sorgenti; riceve come affluente il fiume Raio proveniente dal gruppo Monte San Rocco – Monte Cava e, all’altezza della località di Pile, il fiume Vetoio. Quest’ultimo deriva dal piccolo lago artificiale, nato dall’esigenza di fornire energia meccanica e acqua in abbondanza all’antica cartiera (sec. XV) ed attualmente è sede di una riserva naturale regionale.
Nella prosecuzione del suo percorso il fiume Aterno accoglie le acque del Vera; attraversa la valle Subequana fino alle Gole di San Venanzio, dalle quali oltrepassa il territorio di Raiano a margine della valle Peligna e nei pressi di Popoli confluisce nel fiume Pescara che arriva a sfociare nel mare Adriatico.
La connessione con il sistema morfologico naturale del sottosuolo, dei rilievi e dei boschi
La particolare costituzione geologica del sottosuolo della Conca Aquilana si è generata nel corso dei secoli per l’evoluzione naturale del territorio.
Al riguardo basti ricordare che l’area ha ospitato un bacino lacustre pleistocenico, formatosi in epoca glaciale, che si estendeva dall’alta valle dell’Aterno, tra gli attuali insediamenti di Capitignano e Montereale, fino al limite della valle Subequana a sud-est, tra i rilievi di Monte Urano e Colle Mentino, presso Raiano. I depositi fini di fondo lacustre, oltre ai resti fossili delle presenze della fauna e della flora, sono all’origine delle formazioni argillose e marnose che, dopo migliaia di anni, testimoniano la presenza del lago, successivamente scomparso, lasciando il posto ad un sistema di corsi d’acqua e di formazioni lacustri, di dimensioni molto più ridotte, che costituiscono quella che indichiamo oggi come la valle del fiume Aterno. Esse si sono formate nel contesto naturale dove erano presenti anche formazioni calcaree e di arenarie, derivanti dalle dinamiche tettoniche poste all’origine della genesi dei rilievi della zona, dal sistema della catena del Gran Sasso a quello di Monte Ocre e Monte Cagno.
Il territorio nel quale è collocata la città dell’Aquila, tipica area interna dal clima continentale, è connotato anche da monti boscati, naturali e/o artificiali (con l’intervento dell’uomo). I fattori naturali favoriscono lo sviluppo di boschi di pioppi, di carpini e di cerri, ma sono presenti anche il nocciolo, il castagno e l’acero. A seguito dei rimboschimenti troviamo introdotti il pino nero, l’abete rosso e il larice.
Il rapporto di simbiosi tra l’ambiente urbano e quello naturale
La particolare configurazione della città dell’Aquila e la sua collocazione nel contesto descritto ha permesso la creazione di un rapporto simbiotico tra la zona antropizzata e quella naturale.
Questa simbiosi, benché lo sviluppo della città abbia occupato e trasformato numerosi spazi prima riservati all’ambiente naturale, sopravvive ancora oggi.
Se una volta tale contesto era connesso al soddisfacimento di bisogni naturali, fondamentali per il mantenimento delle condizioni di vita ma anche alle attività e quindi ad un certo benessere economico, oggi, nel sistema organizzativo della società attuale, la simbiosi si è rimodulata, attraverso un processo di cambiamento graduale, durato secoli senza soluzione di continuità, e costituisce una caratteristica tipica di una città a misura d’uomo, dove il carattere di umanità della stessa si esplica nel suo legame sostenibile con l’ambiente naturale. Infatti ancora oggi a L’Aquila, a pochi minuti dal centro storico, è possibile raggiungere la montagna, immergersi nell’habitat di un sentiero che attraversa un bosco che, con le sue fronde, annulla il rumore della città, lasciando spazio al silenzio, interrotto solo dal rumore del vento, dal verso di una poiana o da quello di un legno che si spezza sotto gli scarponi. In questa esperienza di intensa e totale immersione nella natura, possiamo sentire un effetto rigenerante, dove il tempo si annulla, arrivando quasi a percepire quel senso di appartenenza che fin dall’antichità ha legato l’essere umano alla natura.
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