Punto panoramico 4
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Collemaggio – Parco del Sole

“E vanno pel tratturo antico al piano, quasi per un erbal fiume silente”

Il Regio Tratturo L’Aquila-Foggia e la transumanza

Le terre alte dell’Appennino Abruzzese

Mappa del punto panoramico 4
Pannello informativo Collemaggio - Parco del Sole

L’Abruzzo ha oltre il 65% della superficie contraddistinta da territori montani al di sopra dei 700 m s.l.m.. I grandi massicci montuosi, allineati come poderose muraglie tra il versante Adriatico e Tirrenico, raggiungono con le loro cime le quote più elevate dell’intera catena appenninica.

Tra le imponenti vette del Gran Sasso d’Italia, della Maiella e del Morrone, del Sirente e del Velino si collocano ad alte quote, comprese tra i 1400 e i 1700 m s.l.m., vasti altopiani di origine carsica. La maggior parte di essi ha territori dai terreni poveri, con la presenza di magri pascoli e di piccoli laghetti perenni, preziosissime riserve idriche in un paesaggio ove il carsismo non permette la presenza di acque di superficie. Una regione orograficamente così conformata ha naturalmente sviluppato un tipo di economia agricola-pastorale nella quale la parte predominante era svolta dalla pastorizia. L’organizzazione pastorale, la sua strutturazione, ha contribuito non poco alla crescita culturale di una società basata sulla collettività, sull’uso civico della terra e delle sue risorse. 

Da questo contesto nasce un paesaggio nel quale gli attori principali, e cioè i sedentari-contadini e i nomadi-pastori, non sono conflittuali tra loro ma, come nell’Abruzzo aquilano, trasportano i caratteri dell’uno nell’ambiente dell’altro e viceversa. In quest’area dell’Abruzzo “tutti i tipici lineamenti mediterranei vi appaiono accostati e concentrati come in un catalogo, ma non vi è alcuna traccia della loro opposizione e del loro conflitto, che altrove è invece di regola.” … “Ma basta osservare, tra Navelli e Barisciano, l’inedito spettacolo di campi aperti compiantati a mandorlo fiduciosamente allineati senza alcuna protezione lungo il grande tratturo che conduce a Foggia per comprendere che in Abruzzo è diverso”. E sono stati proprio i tratturi gli elementi cardine ed ordinatori dell’Abruzzo montano; percorsi che andavano a scavalcare, tagliare, a relazionare gli opposti versanti, le valli, le colline, le pianure e persino la marina abruzzese e sui quali si effettuava quella migrazione pastorale stagionale che prese il nome di transumanza; parola significativamente composta da trans “di là da” con humus “terra” e quindi: “passaggio da una terra all’altra”. 

Origine e organizzazione della transumanza

All’antichissima pratica della transumanza verticale, relativa ai trasferimenti stagionali degli armenti dai pascoli montani a quelli vallivi e viceversa, si aggiunge, ben organizzata già in periodo romano, la transumanza orizzontale che dai pascoli montani dell’Abruzzo conduceva le greggi nelle terre della Capitanata in Puglia (Tavoliere, Gargano e Monti della Daunia). La decadenza di Roma porta la fine di tutto l’ordinamento territoriale ed amministrativo della transumanza e occorrerà molto tempo prima che in Abruzzo la tradizione transumante riprenda il suo corso.

Nel XII sec. la riunificazione dei possedimenti del sud sotto i re Normanni consente la riapertura dei tratturi e la riorganizzazione del sistema transumante delle greggi dall’Abruzzo alla Puglia. Nel secolo successivo Federico II prima e gli Angioini poi danno nuovo impulso all’industria armentizia restituendo particolare rilevanza alla pratica della transumanza. È nel 1447, con l’istituzione della “Dogana della mena delle pecore” da parte del re di Napoli Alfonso I di Aragona, che la transumanza delle greggi viene codificata, assumendo forma ben organizzata e articolata: in Puglia a capo della “struttura” viene posto il doganiere; il cuore del sistema è rappresentato dalla nuova organizzazione spaziale del Tavoliere diviso in locazioni (territori denominati “terre straordinarie solite” che dovevano essere cedute dal doganiere ai pastori dal 29 settembre al 9 maggio).

In Abruzzo i pascoli montani erano, ma lo sono ancora oggi, proprietà di Amministrazioni collettive dette Beni Separati, con propri organi elettivi e con grande potere decisionale sul proprio territorio. Questi istituti sono l’insieme di capi famiglia di un paese, rappresentati da membri eletti chiamati massari, e incaricati della gestione dei beni collettivi e dei rapporti con il potere centrale.

Le vie della transumanza

Gli itinerari principali dei tratturi abruzzesi, erano quattro: il Regio Tratturo L’Aquila-Foggia, il tratturo Celano-Foggia, il tratturo Pescasseroli-Candela e il tratturo Castel di Sangro-Lucera. I tratturi avevano dimensioni importanti, una larghezza di 111,11 m, a questi si affiancavano i tratturelli, di larghezza pari a 55,55 m e, soprattutto nell’aree montane, i bracci di dimensioni minori e d’importanza locale. La larghezza dei grandi tratturi era così rilevante per permettere alle pecore di mangiare durante il tragitto. Infatti la capacità più richiesta ai pastori transumanti era quella di far pascolare le pecore durante il trasferimento, impedendogli di “calpestare” semplicemente l’erba ed impoverire il pascolo, al contempo il gregge doveva procedere all’andatura giusta per arrivare alla meta pugliese nei tempi stabiliti dai regolamenti.

Bene rappresenta Gabriele D’Annunzio nella poesia “I Pastori” il transumare delle greggi: “E vanno pel tratturo antico al piano, quasi per un erbal fiume silente, su le vestigia degli antichi padri”.

I luoghi d’arte legati al tratturo nel Contado Aquilano

D’Annunzio, da grande poeta, aveva colto anche l’aspetto storico-ambientale del percorso dei tratturi; quel vanno “su le vestigia degli antichi padri”, è la migliore figurazione di un procedere su un itinerario che ha caratterizzato fortemente il territorio che attraversava. L’Abruzzo aquilano è stato quello maggiormente segnato dalla pratica della pastorizia; la città dell’Aquila nasce per unificare un territorio già marcato da un’economia che ha nell’allevamento ovino e nella trasformazione dei prodotti da esso derivanti il punto di forza e si sviluppa accogliendo una classe imprenditoriale che le consente di rapportarsi con i maggiori mercanti e mercati d’Italia e d’Europa. 

Insieme alla città cresce il Contado che ha la sua spina dorsale proprio nel Regio Tratturo e che, non casualmente, partiva dal pianoro sotto la Basilica di Collemaggio titolata all’Assunta, lì dove si raccoglievano le numerosi greggi provenienti dalle vicine montagne dell’alta valle dell’Aterno ed in particolare da Lucoli e Roio. Questi due paesi erano per la pastorizia i più importanti centri montani dell’alta valle dell’Aterno; l’allevamento ovino aveva consentito di accumulare ricchezze tali da poter ostentare ancora oggi insigni monumenti come il convento di San Giovanni Battista a Lucoli, o il Santuario Mariano a Roio.  Lasciata L’Aquila, il tratto iniziale del Regio Tratturo si può riconoscere nel tracciato occupato dalla S.S.17 Appulo-Sannitica e dalla Ferrovia di fine ‘800 L’Aquila-Sulmona. A pochi chilometri lambisce la frazione di Bazzano con la chiesa di Santa Giusta, vero gioiello del romanico abruzzese. 

La salita verso il piano di Barisciano toccava un altro bel monumento tardo rinascimentale: la chiesa ottagona di Santa Maria della Visitazione e, successivamente, i ruderi di Forfona; sulla piana di Barisciano-Navelli il tratturo procede deciso verso l’antica città, prima vestina e poi romana, di Peltuinum dove lo stesso ne diviene decumano massimo ricalcando quello che era il tracciato della Claudia Nova. Procedendo verso est il castello di San Pio delle Camere e quello di Bominaco facevano da guardia al tratturo che, deciso conduceva alla chiesa tratturale di Santa Maria dei Centurelli; qui, dovendo accogliere le ulteriori greggi provenienti dai monti circostanti, si divideva in due rami: uno da Centurelli svalicava sulla valle di Ofena – Capestrano per risalire a Forca di Penne, ridiscendere nella Valle del Pescara (Regio Tratturo L’Aquila – Foggia); l’altro proseguiva verso Navelli – Collepietro – Bussi sul Tirino per andare a Casauria (Tratturo L’Aquila – Montesecco, località in provincia di Foggia).

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