Alpinismo Giovanile “Piergiorgio De Paulis”

Descrizione del Progetto

Il Giovane

Il protagonista del Progetto Educativo è il Giovane.
Tutti gli interventi degli Accompagnatori di Alpinismo Giovanile e dei loro collaboratori devono essere
orientati verso il Giovane, al fine di instaurare un rapporto tramite il quale possa trovare elementi di
maturazione, scoprendo nell’adulto un modello positivo e nell’esperienza in montagna una gratificante
scuola di vita.
Si prendono in considerazione Giovani a partire orientativamente dagli 8 anni, età in cui il livello di
socializzazione e indipendenza rende possibile e proficua la partecipazione alle attività proposte, fino ai 17 anni. Si consiglia un’articolazione operativa secondo tre fasce di età: 8/11 (prima fascia), 11/14 (seconda fascia), 14/17 anni (terza fascia).
Le fasce d’età sono indicative, in quanto i processi evolutivi del Giovane sono influenzati da tantissimi fattori che impediscono una rigida categorizzazione e possono prevedere fasi regressive. L’Accompagnatore, nel formare i gruppi, deve quindi tener conto, per quanto possibile, delle esperienze e dei bisogni individuali di ciascuno. Per far questo è necessario approfondire negli anni la conoscenza del Giovane, con particolare riguardo al suo processo evolutivo e di sviluppo della personalità.
Al fine di favorire la continuità della partecipazione, elemento indispensabile per il processo educativo,
occorre garantire un clima accogliente all’interno del gruppo di Alpinismo Giovanile e proporre attività, al
passo con i tempi, che tengano conto delle aspettative e delle attitudini del Giovane nella sua crescita
psicofisica
.
Un costante rapporto di collaborazione con la famiglia è indispensabile per una migliore conoscenza del
Giovane e per creare attorno a lui la condivisione degli obiettivi educativi. Inoltre, occorre considerare le altre agenzie educative con cui il Giovane si relaziona e con cui eventualmente confrontarsi costruttivamente.
L’interazione e l’integrazione con le realtà del CAI che gestiscono le età limitrofe a quelle specifiche
dell’Alpinismo Giovanile garantiscono ai Giovani la continuità esperienziale all’interno del sodalizio. Sono da favorire attività comuni, collaterali al programma proprio di Alpinismo Giovanile, che risultino utili per
tracciare un percorso di crescita ed un passaggio naturale tra le possibili esperienze, prima e dopo quella di Alpinismo Giovanile.

L’Accompagnatore

L’Accompagnatore di Alpinismo Giovanile deve possedere:
attitudini educative e didattiche, tali da poter risultare punto di riferimento per i Giovani nella loro crescita umana e culturale;
capacità di lavorare in gruppo e di condividere le responsabilità e i compiti con gli altri adulti coinvolti nel Progetto Educativo;
conoscenze della base culturale comune del CAI, per poter frequentare consapevolmente la montagna,
– stimolando nei Giovani la passione per la cultura e la conoscenza dell’ambiente montano;
capacità tecnico/alpinistiche, per garantire una efficace moderazione del rischio e delle situazioni di emergenza durante le attività in montagna, nonché per avvicinare i Giovani, anche attraverso il gioco, alle discipline del CAI;
attitudini organizzative, al fine di pianificare e realizzare efficacemente le attività con i Giovani. Per garantire la continuità educativa, fondamentale per la crescita del Giovane, è indispensabile che l’Accompagnatore crei un rapporto stabile con i Giovani. Eventuali collaboratori esterni di discipline diverse devono operare in presenza di un Accompagnatore di Alpinismo Giovanile.
Gli obiettivi che l’Accompagnatore deve porsi verso i Giovani nello sviluppo del proprio operato sono:
crescita umana del Giovane, tramite il contatto con l’ambiente montano e l’esperienza di gruppo;
sviluppo dell’autonomia del Giovane e del senso di responsabilità, attraverso esperienze specifiche ed umane, sotto la guida dell’Accompagnatore e con l’eventuale collaborazione di altri tecnici del CAI);
– formazione culturale di base, per stimolare il Giovane ad una frequentazione consapevole della montagna;
formazione tecnico/alpinistica di base, con particolare riguardo all’accrescimento delle competenze
– individuali, delle sensibilità e dei comportamenti legati alla sicurezza;
– varietà delle proposte delle attività da svolgere prevalentemente in montagna, attingendo a tutto il panorama delle attività statutarie dei CAI, per una futura scelta di quelle più attinenti alle proprie inclinazioni e per un auspicabile futuro coinvolgimento anche in altri gruppi del CAI.
La formazione dell’Accompagnatore è definita attraverso le Linee Guida e i Piani Didattici proposti dalla Commissione Centrale di Alpinismo Giovanile, approvati dagli organi preposti del CAI, in ottemperanza ai requisiti per svolgere l’attività di Alpinismo Giovanile e attuati dalle Scuole di Alpinismo Giovanile.
La figura dell’Accompagnatore deve risultare da una giusta integrazione di capacità relazionali individuali e di gruppo, di attitudini educative, di capacità alpinistiche, di conoscenze culturali e di sensibilità verso l’ambiente.
Ai Giovani fortemente motivati ed interessati, compresi nella fascia Juniores, con cui l’Alpinismo Giovanile deve tenersi in contatto, è auspicabile sia proposto, dopo una doverosa esperienza autonoma in montagna, un percorso graduale di affiancamento e condivisione degli obiettivi dell’Alpinismo Giovanile, per avvicinarli al ruolo di futuro Accompagnatore. Proprio per la loro giovane età essi sono agevolati nell’adeguare linguaggi e comportamenti relazionali, a beneficio di tutto il gruppo di Alpinismo Giovanile.
Tra i soci adulti, anche Seniores, interessati al mondo giovanile, adeguatamente preparati, responsabilizzati ed inseriti nel progetto tracciato dalla Commissione Sezionale di Alpinismo Giovanile, è possibile cercare collaboratori saltuari per finalità didattiche prefissate, sia per interventi divulgativi di tipo promozionale, sia come esperti su tematiche specifiche.

Le Attività

Le attività di Alpinismo Giovanile devono saper suscitare nei ragazzi la conoscenza e la consapevolezza dell’azione, la propensione all’esplorazione, la cultura della sicurezza e della moderazione del rischio, l’autonomia e la solidarietà.
L’Alpinismo Giovanile è chiamato a proporre ai Giovani soci un’ampia gamma di attività esperienziali in ambiente montano, di carattere culturale e tecnico e con una specifica valenza formativa, in una ottica di progettualità educativa. Le attività proposte non sono improvvisate o ripetitive, ma devono essere sviluppate secondo un programma organico di tipologie, di approfondimento, di gradualità e di interesse da parte dei Giovani.
Tali attività, distinte nei livelli Base e Avanzato (cfr. “Relazione di Accompagnamento” in Alpinismo Giovanile, secondo delibera del CCIC n.2 del 2018), e denominate “proprie”, spaziano dall’escursionismo a tutte quelle altre previste dagli scopi sociali del Club Alpino Italiano e considerate adeguate alle capacità psicofisiche dei ragazzi, nelle diverse fasce di età.
È importante che i ragazzi sperimentino tali attività affinché da adulti siano in grado di scegliere consapevolmente quelle a loro più confacenti, avendo a disposizione il bagaglio culturale e tecnico che è stato messo a loro disposizione.
Ogni attività deve contemplare, come obiettivo educativo di fondo, la sensibilizzazione ad un corretto rapporto con l’ambiente geografico naturale e con le civiltà montane al fine di formare nei Giovani una mentalità che consideri essenziale per l’uomo vivere in armonia con l’ambiente.
Gli aspetti fondamentali delle attività sono i seguenti:
– sociale, derivante dalla vita comunitaria con i coetanei ed Accompagnatori;
– formativo, per guidare il percorso evolutivo o di crescita del Giovane, sia come persona che come alpinista, alla ricerca di una propria capacità decisionale, autonoma e responsabile;
– ludico-motorio, inteso come pratica orientata alla frequentazione dell’ambiente;
– culturale, ovvero l’approfondimento delle conoscenze della montagna in ogni suo aspetto;
– tecnico, per diffondere le corrette modalità di approccio alla montagna anche in ottica di moderazione del rischio.
La collaborazione con gli esperti delle specifiche discipline è da ricercare per ampliare l’offerta in modo sostenibile, stimolando in tal modo la crescita del Giovane. La collaborazione va favorita primariamente all’interno delle Sezioni CAI, attraverso un’adeguata programmazione e condivisione, anche del Progetto Educativo. La regia deve rimanere in seno all’Alpinismo Giovanile, poiché è l’Accompagnatore il riferimento per il Giovane durante il percorso educativo.
Nella progettazione delle attività, soprattutto nelle piccole realtà, per mantenere ampia l’offerta va ricercata la collaborazione intersezionale tra Accompagnatori di Alpinismo Giovanile. Allo scopo di affinare la progettazione delle attività ed orientarne gli sviluppi, è opportuno considerare anche momenti di confronto con i Giovani (soprattutto di terza fascia), per recepire osservazioni e suggerimenti utili.
L’Alpinismo Giovanile, così come altri organi del CAI, è chiamato a programmare anche attività “promozionali” verso l’esterno del sodalizio, indirizzate al conseguimento di finalità sia associazionistiche (valorizzazione dell’immagine e dei valori del CAI, propaganda istituzionale, ecc.), sia sociali (educazione ambientale, assistenza a gite scolastiche, proiezioni, conferenze, ecc.). Nel rapporto con la scuola, l’Alpinismo Giovanile si propone come qualificato supporto alle attività di formazione scolastica, stabilendo comuni finalità ed obiettivi da raggiungere soprattutto con attività in ambiente montano.
Le attività “promozionali” costituiscono un aspetto complementare del Progetto Educativo e vanno sostenute anche perché offrono l’opportunità di raggiungere e motivare molti Giovani, le loro famiglie e l’istituzione scolastica, permettendo loro di conoscere l’offerta del CAI e dell’Alpinismo Giovanile.
Le attività “promozionali” possono essere rivolte anche all’interno del sodalizio, quando siano sviluppate verso le famiglie di soci CAI e non soci, con figli in tenera età (es. gruppi Family CAI), per orientarli alla futura partecipazione ai gruppi di Alpinismo Giovanile o verso i Giovani soci maggiorenni (es. gruppi Juniores) per stimolare la collaborazione all’accompagnamento dei ragazzi dell’Alpinismo Giovanile. Anche l’organizzazione di sporadiche attività in collaborazione con altri gruppi sezionali (per es. uscite assieme al gruppo di Escursionismo) si possono caratterizzare tra quelle “promozionali” poiché sono finalizzate alla conoscenza reciproca in seno al CAI.
L’attività “propria”, partendo dalla base del programma annuale di attività, è auspicabilmente sviluppata in Corsi di Alpinismo Giovanile, strutturati in modo organico al fine di meglio perseguire l’obiettivo della progettualità educativa. I corsi sono costituiti da uscite pratiche in ambiente montano e da attività di formazione culturale e tecnica. Gli argomenti trattati nel corso vanno sviluppati con la didattica appropriata ai livelli corrispondenti alle fasce di età. Un corso può essere formato da Giovani della stessa fascia, o di fasce di età diverse, a seconda delle esigenze specifiche della Sezione CAI.
Il coinvolgimento dei genitori da parte degli Accompagnatori assume importanza di carattere sia promozionale (per l’influenza che il genitore esercita sul Giovane) sia informativo (conoscenza del CAI, dell’Alpinismo Giovanile e del Progetto Educativo). La relazione con i genitori deve essere mantenuta con cura e attenzione perché la famiglia è il primo contesto educativo del Giovane, ma anche al fine di accrescere la loro fiducia nel corpo Accompagnatori. Poiché il progetto di Alpinismo Giovanile si fonda sulla relazione tra Giovane e Accompagnatore, la partecipazione dei genitori alle attività deve essere limitata agli scopi sopra descritti, salvo che non si intravveda la possibilità di una collaborazione finalizzata al supporto ed a un eventuale futuro ingresso nel corpo Accompagnatori.

Il Metodo

La metodologia educativa scelta dall’Alpinismo Giovanile fa parte di un approccio storicamente denominato dei “metodi attivi”, l’”imparare facendo”. Il coinvolgimento dei Giovani aspira a sollecitare il loro spontaneo interesse verso la natura, individuando nella montagna l’ambiente fisico ed educativo per coinvolgerli in attività ludico-motorie che, stimolando lo spirito di avventura e di libertà, li aiutino a sperimentare valori fondamentali quali la solidarietà, l’amicizia, il rispetto per sé stessi e per altri (e di conseguenza per l’ambiente e la natura), accompagnandoli nel cammino di crescita verso l’autonomia e l’età adulta. L’intervento nell’ambito dell’Alpinismo Giovanile si basa sul principio educativo del coinvolgimento. Ciò comporta, da parte dell’Accompagnatore, la capacità di realizzare un responsabile ed attivo rapporto coi Giovani, sapendo instaurare e mantenere un dialogo costante, declinando le conoscenze, esperienze e abilità nel rispetto delle attitudini, delle aspettative e dell’età dei propri interlocutori.
Il coinvolgimento, favorito anche da un uso adeguato del gioco, consente inoltre ai Giovani di soddisfare il bisogno di appartenenza al gruppo e di sviluppare attitudini e senso di responsabilità, con la partecipazione ad attività che rispondano adeguatamente ad aspettative, aspirazioni, desiderio di sperimentare e di sperimentarsi in un ambiente potenzialmente ricco di stimoli e opportunità. “Giocare ad andare in montagna” è il recupero della dimensione ludica come metodo educativo, finalizzato all’apprendimento: è essenziale per instaurare un costruttivo rapporto di coinvolgimento del Giovane. L’andare in montagna ne è poi la naturale conseguenza.
Il “ruolo visibile” dell’adulto è principalmente quello del facilitatore, analogo, in un certo senso, all’allenatore, che fornisce indicazioni essenziali, osserva ed eventualmente interviene per aiutare, soprattutto mostrando e facendo provare in modo corretto, favorisce l’utilizzo dell’errore come risorsa ed infine aiuta a ragionare su quanto fatto per ricavare insegnamenti da richiamare e utilizzare successivamente.
Il “ruolo dietro le quinte” è invece una rigorosa programmazione, basata sull’individuazione degli obiettivi da far raggiungere ai Giovani, attraverso esperienze accuratamente selezionate e per le quali vengono allestite con attenzione le condizioni di svolgimento (tempo, spazio, materiali, tecniche, ruoli, ecc.).
È inoltre necessario che l’Accompagnatore verifichi periodicamente i risultati educativi raggiunti
attraverso l’osservazione sistematica dei Giovani e le conversazioni informali.

L’Uniformità

L’immagine del Club Alpino Italiano e la credibilità del suo Progetto Educativo dipendono dall’uniformità operativa e metodologica con cui le Sezioni del CAI sviluppano le attività di Alpinismo Giovanile, pur nel rispetto della loro autonomia.
La Commissione Centrale di Alpinismo Giovanile propone e promuove le iniziative nazionali, così come a livello territoriale e sezionale vengono proposte le iniziative intersezionali, utili per lo scambio di opinioni ed esperienze tra i gruppi di Alpinismo Giovanile. Queste attività, insieme ad una corretta uniformità didattica curata dalle Scuole nella formazione e aggiornamento degli Accompagnatori, contribuiscono in modo determinante alla riconoscibilità della proposta educativa. In particolare, è da promuovere un collegamento stretto tra le scuole sezionali e le rispettive entità regionali e nazionali per una opportuna condivisione delle competenze e delle metodologie, nonché la costituzione di scuole di Alpinismo Giovanile intersezionali che favoriscano maggiormente comportamenti uniformi.
Le attività sezionali sono monitorate dalle Commissioni Regionali/Interregionali di Alpinismo Giovanile, strettamente dipendenti dalla Commissione Centrale che valuta la conformità delle proposte rispetto ai modelli individuati per l’Alpinismo Giovanile.


Aggiornato il 2 Febbraio 2026